DROGA LIBERA O LIBERTA’ DALLA DROGA. Leggera o pesante ti droga sempre!

Pubblicato da Osservatorio di Bioetica il

La droga leggera è un ricordo, e le conseguenze della cannabis “attuale” sono devastanti.

Grande partecipazione al convegno, circa trecento gli intervenuti.
In premessa è stato illustrato il progetto educativo dell’osservatorio di bioetica che mirerà quest’anno alla sensibilizzazione sui gravi effetti conseguenti alle cosiddette droghe leggere. Incontri nelle scuole, visioni di film e testimonianze dirette per dare agli adolescenti tutti gli strumenti critici per evitare di cadere in facili slogan mondani e economicamente pilotati.
Il dott. Serpelloni ha fornito tutti gli studi più avanzati ed ormai pacificamente accettati da tutta la comunità scientifica internazionale circa i gravissimi danni derivanti dall’uso delle droghe leggere.
Il dott. Mantovano ha mostrato le derive dell’attuale assetto legislativo che di fatto ha aperto le porte ad una depenalizzazione anche in casi di quantità tutt’altro che modiche definite quale scorta personale.
Infine José Berdini che ha affrontato le questioni educative connesse al tema per i giovani di oggi.

Alfredo Mantovano, magistrato e vice presidente del Centro Studi Rosario Livatino, ha affrontato l’argomento sulle droghe leggere e droghe pesanti dal punto di vista legislativo alla luce dell’attuale assetto normativo. Con il 2014 c’è un vero e proprio ritorno al passato rispetto alla legge del 2006 e viene reintrodotta la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti e la distinzione tra l’uso personale che non viene punito con il carcere e lo spaccio, con questa legge assistiamo ad una depenalizzazione dei reati legati all’uso di sostanze stupefacenti. Le tecniche legate alla manipolazione genetica delle piante ha operato anche nel campo delle piante dalle quali si ricavano le sostanze dopanti. Bisogna dire che anche la cannabis non è più quella di una volta. Mentre prima, quando venivano sequestrate sostanze stupefacenti il principio attivo presente variava dall’0,5 all’1,50, oggi questa percentuale sale in modo notevole e questo è dovuto al fatto che le piante in circolo sono geneticamente modificate; questo è l’unico OGM per il quale nessuno protesta, anche gli ecologisti più oltranzisti stanno zitti. Cosa c’è di leggero in queste sostanze? E’ come se uno beve una birra che ha 4 gradi oppure beve una grappa che ne ha 40: c’è molta differenza. Queste problematiche si riversano in tutti i campi. Nel 2016 i ricoveri ospedalieri sono aumentati del 65 per cento e del 36,5 per cento nei ragazzi sotto i quindici anni. Dalle ricostruzioni delle dinamiche degli incidenti stradali molto spesso si giunge alla conclusione che non hanno spiegazione. Anche i cali di attenzione sui posti di lavoro sono aumentati con un aumento gli incidenti sul lavoro. L’uso di queste sostanze agisce sul cervello e fa cadere i freni inibitori, per cui quando una persona è sotto l’effetto di sostanze stupefacenti può aggredire, violentare, uccidere senza nemmeno pensarci. Quando viene commesso un reato, se l’azione è avvenuta sotto l’effetto di droghe diventa un’attenuante, invece dovrebbe rafforzare il reato. I dati statistici 2017, fonte Presidenza del Consiglio, ci dicono che le operazioni volte a contrastare lo spaccio di droga sono aumentate dell’8 per cento, i sequestri di sostanze sono aumentati del sessanta per cento e quello della cannabis del 95 per cento, ma ci sono meno denunce e questo è l’effetto della legge del 2014 che è più permissiva e quindi ha incrementato l’uso di sostanze stupefacenti. I percorsi di recupero non ci sono perché non c’è la condanna. Mantovano ha puntato il dito anche sul famoso teorema che dice che legalizzando la droga si toglie una fetta di utile alle organizzazioni criminali, in realtà questo non è vero, perché le organizzazioni criminali si adeguano immettendo sul mercato cannabis con una percentuale di principio attivo superiore a quello venduto legalmente e quindi coloro che ne fanno uso si riforniranno per canali illegali. Un altro aspetto, che rispetto al passato è cambiato, è la diffusione dell’uso di sostanze stupefacenti nelle classi sociali, oggi l’uso di sostanze stupefacenti lo troviamo diffuso in molte categorie di persone, che ne fanno uso per “tenersi su” e abbattere timori e fragilità che potrebbero mostrare le loro debolezze. Lo scenario per il futuro non è certo roseo, avremo una società sempre più malata, se si pensa che sempre più giovani sono vittime di questo girone infernale, ma non dobbiamo arrenderci; il messaggio è combattere, sempre combattere, questa cultura della morte che porta ad annientare la persona. Come cattolici dobbiamo dire non prevalebunt.

Davanti ad un pubblico numeroso ed eterogeneo, in collegamento skype, il dottor Giovanni Serpelloni, senior fellow University of Florida e già Capo Dipartimento politico antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha parlato di cannabis, del suo uso e dei problemi che tale sostanza provoca alla salute.

Tante le varietà, nel tempo, della cannabis: pianta e prodotto sono stati via via modificati al fine di creare  maggiore dipendenza, i suoi derivati sono sempre più potenti e dannosi, come attestano molte evidenze scientifiche-ha affermato il relatore.

Molteplici sono i danni che il consumo della cannabis provoca al cervello come alterazioni strutturali, gravi diminuzioni delle funzioni cognitive ; inoltre si riscontrano compromissione di organi come fegato, reni, apparato riproduttivo, variazioni genetiche,  problemi di natura sociale.

Se a breve tempo- ha detto il dottor Serpelloni- si hanno ripercussioni per la guida dei veicoli o nel cambio del temperamento, nel lungo periodo il consumatore di cannabis va incontro a diminuzione di apprendimento ed a vere e proprie psicosi, prima acute, poi croniche.

Alcuni dati scientifici, purtroppo non pubblicati dai giornali, affermano che gli spinelli fumati da adolescenti triplicano il rischio di suicidio nelle persone, una volta divenute adulte.

La cannabis si rivela più nociva dell’alcol per i danni apportati alla memoria, addirittura si ha una perdita del Q.I. (quoziente di intelligenza) di almeno 8 punti in soggetti che hanno usato tale sostanza prima dei diciotto anni.

Lo sviluppo dell’area celebrale, che avviene da 0 a 30 anni, è compromesso se durante il periodo della sua maturazione il giovane assume droga o alcol; in special modo la parte del cervello che matura per ultima, quella del giudizio, è particolarmente inibita e condizionata dall’uso degli stupefacenti. E come attestano diversi centri di ricerca sono sufficienti pochi spinelli a cambiare la struttura del cervello…

Esiste, inoltre, anche un  fattore genetico: coloro che utilizzano cannabis hanno forti possibilità di trasmettere ai figli l’abitudine a consumare  droga.

Di fronte a tale quadro si percepisce la grave entità del problema, difficile da debellare anche per i grossi interessi economici che sono in campo: co-marketing di varie notissime aziende con cannabis, fatturazione della cannabis legale che supera di ben quattro volte quella di Mc-Donald’s.

Sulla necessità di attenzione di tutti, di sinergia per affrontare e risolvere il problema hanno fatto cenno sia Monsignor Arcivescovo Augusto Paolo Lojudice nel suo breve saluto, sia il vice- Sindaco Andrea Corsi che, riprendendo le parole di don Giussani, ha parlato di emergenza educativa.

Un’iniziativa per un concreto impegno ad affrontare la questione è stata presentata da Antonio Acquaviva, professore associato di Pediatria e membro dell’Osservatorio di Bioetica di Siena; si tratta di un progetto multimediale e multidisciplinare da attuare nelle nostre realtà scolastiche, che, come ha detto poi  la dott. ssa Mariotti, deve coinvolgere associazioni, parrocchie, contrade, genitori, al fine di costruire una vita nuova per i nostri ragazzi.

Un’esperienza positiva  è stata illustrata da José Berdini, responsabile della Comunità terapeutica Pars, nelle Marche, terza regione in Italia per consumo di droga.

Il suo gruppo di recupero, accreditato dal Servizio Sanitario come agenzia capace  di affrontare problemi psichiatrici, relativi all’uso di alcol e stupefacenti, sarebbe veramente un modello da esportare.

Josè Berdini ha citato questo articolo del giornalista Politi uscito recentemente sul Corriere della Sera, di cui riportiamo il link.

Occorre, insomma, -è stata la linea guida di tutti i relatori- un cammino comunitario, una conversione culturale, occorre comprendere che il problema della droga riguarda ogni persona, perché mette in gioco la  dignità ed i valori dell’essere umano. 


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