Autore: Giuliana Ruggieri; Curatore: don Gabriele Mangiarotti

Fonte: CulturaCattolica.it

“Fa che questa umanità sfinita riprenda vita. Per la passione del Tuo unico Figlio” così la liturgia ci accompagna in questo inizio di Settimana Santa.
Christe exaudi supplicantium preces”: esaudisci Cristo la domanda di chi Ti supplica.

Alcune immagini della tragedia di questi tempi saranno impossibili da dimenticare, anzi la nostra responsabilità sarà non scordarle: alcune più note, come il palazzo del ghiaccio di Madrid pieno di bare allineate in ordine alfabetico in otto file su una pista di pattinaggio, o la fila dei camion dell’esercito che dal cimitero di Bergamo si dirigono ai forni crematori fuori regione.
Altre meno note, le testimonianze e le immagini spaventose sulle cremazioni in Cina. Una residente del distretto di Wuhan, Jiang’an, soprannominata Liu, rivela che alcuni inceneritori hanno smesso di funzionare, ora lavorano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, pur aggiungendo che 6 dei 30 crematori della città non funzionano più. “Questo è perché hanno bruciato troppi corpi. Non sapremo mai il vero numero dei morti in Cina.”
I nostri Tg, i nostri talk show, non ce ne parlano.

Ancora un recente studio condotto da ricercatori dell’Università di Southampton, in Gran Bretagna, ha stimato che se la Cina avesse agito con tre settimane di anticipo rispetto all’oramai celebre data del 23 gennaio, il numero di casi complessivi di Covid-19 si sarebbe potuto ridurre del 95%. Ma anche una sola settimana avrebbe ridotto il contagio globale del 66%. E gli 11 giorni di Wuhan avrebbero potuto cambiare il destino del mondo.
E da poco è trapelata questa sconcertante notizia: «Nella pagina principale della newsletter dell’Ambasciata di Svizzera in Italia appare sempre un richiamo alla Helpline del Dipartimento federale degli Affari esteri (DFAE – Ministero degli esteri in senso italiano). Si clicca su website e appaiono i servizi resi dall’unità che ha sede a Berna; tra i servizi i “Consigli di viaggio”. Ebbene, nella newsletter dell’Ambasciata relativa allo scorso giugno, ecco che tra i “Consigli di viaggio” per la Cina, aggiornati al 19 giugno 2019 ore 18.11, si legge alla quinta riga: (in neretto) “Nuovo coronavirus (COVID-19): IL CONSIGLIO FEDERALE SCONSIGLIA I VIAGGI ALL’ESTERO NON URGENTI FINO A NUOVO AVVISO. Verificare presso l’ambasciata del Paese di destinazione in Svizzera se ci sono restrizioni d’ingresso o se ci sono restrizioni all’interno del Paese”.» (https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/939-coronavirus-19-giugno-2019-giuda-opinioni-a-confronto.html)

Questa la drammatica cronistoria: la prima vittima ufficiale da Covid19, il sessantunenne di Wuhan, muore il 9 gennaio, nessuno, però, fa trapelare un dettaglio determinante: dopo 5 giorni dalla morte del 61enne, anche la moglie della vittima ha iniziato a stare male, primo segno della trasmissione da uomo a uomo. Il 14 gennaio, mentre Wuhan si appresta a diventare un inferno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità twitta che le indagini preliminari cinesi «non hanno trovato prove chiare della trasmissione da uomo a uomo del nuovo coronavirus identificato a Wuhan». Tutto sotto controllo, insomma. E invece no. Anzi, l’intero Paese si preparava a festeggiare il Capodanno lunare, e si trasforma in “una bomba biologica, a pensarci adesso.” (Sole 24 ore, Biagio Simonetta, 6 aprile 2020).



Li Wenliang, il medico di Wuhan morto il 7 febbraio per curare il virus, era stato il primo a lanciare l’allerta, il che gli costò un fermo della polizia, un altro medico di Wuhan, la dott.ssa Ai Fen, che aveva rivelato l’esistenza del coronavirus, è scomparsa.
Da sapere e mandare a memoria: il vero volto della Cina, “il modello da imitare”, “la via della seta da ripercorrere”.

Questa imponenza della realtà, questa drammaticità, proprio perché la realtà è testarda, svela la menzogna, svela e smaschera “l’ideologia” svela e smaschera alcune evidenze elementari:

1. 
Appena pochi mesi fa, i dibattiti sul tema di Eutanasia e DAT, (Disposizione Anticipate di Trattamento) avevano una parola d’ordine: AUTODETERMINAZIONE, un piccolo virus ad un unico filamento di RNA e dimensioni di 100-150 nm di diametro (circa 600 volte più piccolo del diametro di un capello umano!), rende evidente a tutti che “ora” in realtà siamo “VIRUSDETERMINATI” e la vita e morte, non sono nelle nostre mani.

2. L’attuale diffusione del virus ci costringe a ripensare al rapporto uomo-natura e segna la fine del naturalismo ideologico. La natura produce anche disastri e una natura solo buona e incontaminata non esiste.
“Le società erano e sono attraversate da varie forme ideologiche di naturalismo che l’esperienza di questa epidemia potrebbe correggere. L’esaltazione di una natura pura e originariamente incontaminata di cui l’uomo sarebbe l’inquinatore non teneva e, a maggior ragione, non tiene ora. L’idea di una Madre Terra dotata originariamente di un suo equilibrio armonico con il cui spirito l’uomo dovrebbe connettersi per ritrovare il giusto rapporto con le cose e con se stesso è una sciocchezza che questa esperienza potrebbe dissolvere. La natura deve essere governata dall’uomo e le nuove ideologie panteiste (e non solo) postmoderne sono ideologie disumane. La natura, nel senso naturalistico del termine, produce anche disequilibri e malattie e per questo deve essere umanizzata. Non è l’uomo a doversi naturalizzare, ma la natura a dover essere umanizzata.” (Mons. Crepaldi)

3. Ci stiamo sottoponendo a sacrifici importanti pur di proteggere le persone anziane, i nostri nonni, i nostri genitori, i più fragili perché la vita umana non è mai misurabile “in qualità”, è sacra. Emerge in tempi di coronavirus un’evidenza, che l’uomo non è un optional in questo mondo, che le famiglie non sono un ricordo di un passato da dimenticare, ma un luogo di protezione e di potente “salvataggio” nei momenti di epidemia, un ambito da proteggere da sostenere economicamente su cui forse tener conto per la ricostruzione del nostro paese. Nella mia regione natale, le Marche, la piccola e media impresa a conduzione familiare sono state per molti anni il traino dell’economia regionale.
Tale evidenza elementare , il valore della vita, (ce lo ripete anche Conte quando chiede sacrifici alla nazione) non esime Saviano, Boldrini e “compagnia cantante” a fare un appello al ministro della Salute Speranza segnalando come diverse donne stiano incontrando “difficoltà ad accedere ai servizi di interruzione volontaria di gravidanza” rischiando di “superare i limiti temporali entro i quali la Legge 194/78” la consente e chiedono quindi di poter prevedere il diritto di interruzione con la pillola RU486, a domicilio. Molte osservazioni si potrebbero fare su queste contraddizioni, ma, la realtà, ancora, pone domande molto semplici, una evidenza per tutti in questi tempi, l’aborto è cura, salva qualcuno? è davvero un servizio così necessario e indispensabile soprattutto in questi tempi di epidemia, che deve essere garantito a domicilio, (oltre ai numerosi rischi collaterali conseguenti per le donne) mentre le più elementari cure mediche non lo sono, mentre molti pazienti non hanno trovato accesso nei nostri ospedali, mentre mancano posti nelle terapie intensive?
Forse invece dovremmo considerare la denatalità uno dei più gravi problemi da affrontare nel prossimo futuro da ricostruire.

4. Riprendo l’intervento di Assuntina Morresi, pubblicato su l’Occidentale (https://loccidentale.it/ora-le-parole-maschio-femmina-vita-e-ventilazione-forzata-non-ci-fanno-piu-schifo-2): “Abbiamo riscoperto che esistono i maschi e le femmine . E basta. … Adesso invece è assodato che nella pandemia i maschi muoiono più delle femmine, che si possono distinguere e addirittura contare, e nessuno si sente discriminato, e gli LGBT non protestano, e i transgender neppure, e manco tutti gli altri 57 generi perché la palla grigia con le punte rosse solo maschi e femmine capisce, solo due sessi riconosce.”

5. La realtà smaschera l’ideologia: “In tutto il mondo, letteralmente, è diventato subito lampante che il ventilatore non cura niente, non fa guarire dal virus, non è una terapia ma un sostegno vitale. Un concetto divenuto tutt’un tratto evidente all’intero globo terracqueo, … esistono macchinari che aiutano a respirare, cioè a vivere, e da questo l’espressione “sostegni vitali”, ma purtroppo non si guarisce con queste macchine, perché, per l’appunto, non curano malattie. … Concetti semplici che pensavamo perduti per sempre improvvisamente tornano utili.” (Assuntina Morresi).
Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a costruire il Covid Ospedale in Fiera, dedicato a due Santi “del mestiere”, a San Riccardo Pampuri e San Charbel, un ospedale di 250 posti di Terapia Intensiva, costruito in 10 giorni, ci hanno lavorato 500 persone su 3 turni per 24 ore al giorno e quasi 100 imprese, sfamate gratis dal Ristorante Cracco.

6. I dibattiti, le pagine dei giornali, le riviste scientifiche, fino a pochi mesi fa mostravano il “cambio di paradigma” della professione medica, il dare la morte al paziente era sventolato come il “prendersi cura” un vero e proprio atto terapeutico e l’aiuto al suicidio “assistito” (a conferma di ciò nella letteratura scientifica dedicata si parla di MAID Medical Assistance in Dying, in Canada e di VAD VolontaryAssistedDyingin Australia). La FNOMCeO (federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri) si è pure affrettata a modificare il Codice Deontologico, adeguandosi alla sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato.
La realtà si impone e così in questo momento “riemerge” il senso profondo del nostro lavoro, fondato su una cultura millenaria fatta di pietà, solidarietà, compassione, di vera cura per il malato. Questa, direbbe Antigone, ha che vedere con le “leggi immutabili che non sono di ieri né di oggi, ma esistono da sempre”. Esistono infatti da quando un essere umano decise di curare un altro essere umano. Anzi sono proprio i medici e gli operatori sanitari, a pagare il tributo di morte più alto, curare fino a mettere a rischio la propria vita e quella dei propri familiari, alcuni rientrati dalla pensione per continuare a svolgere il proprio lavoro, per continuare ad aiutare: la nostra è una professione-missione e segno di speranza per tutti. Ad oggi 109 i medici morti, e la lista purtroppo si allunga ancora ogni giorno, da non scordare inoltre tutti gli altri operatori sanitari infermieri, personale del 118, delle ambulanze…

«O mio Dio, dovrò morire sulla breccia, nell’esercizio del mio dovere, ma fa’ che io sia l’ultimo» queste le ultime parole dottor Matthew Lukwiya, il miglior medico ugandese, che aveva studiato a Londra, stroncato dal virus Ebola il 20 novembre 2000 nell’ospedale St. Mary di Gulu in Uganda, muore all’età di 43 anni, lasciando moglie e 5 figli. Due giorni prima era morta una sua infermiera di 27 anni, Grace Akullo.
Non possiamo però taceredobbiamo gridare e fare emergere le responsabilità di questa tragedia, queste morti insieme al numero totali dei decessi nel nostro paese, che ha raggiunto cifre esorbitanti, (i numeri ufficiali sottostimano la realtà ancora più drammatica… ma molti sono morti senza fare il tampone, con sintomi da polmonite interstiziale) pongono domande importanti, responsabilità da indagare,da cercare che dovranno essere approfondite ad iniziare dai drammatici tagli alla sanità, alla riduzione continua di posti letto in terapia intensiva, alla carenza strutturale del personale infermieristico, alla dequalificazione di tutto il personale sanitario, a contenere le spese per la strumentazioni mediche-chirurgiche e molte volte da non scordare, a gettare i medici nel tritacarne dei processi giudiziari.

Altro punto fondamentale è la gestione di questa pandemia da parte del nostro governo, che ha dichiarato lo stato di emergenza per il nostro paese dal 31 gennaio (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ma nessun italiano ne era a conoscenza) e poi ha perso tempo prezioso, non ha preparato le strutture sanitarie e nemmeno reperiti gli strumenti della protezione del personale sanitario arrivando poi molto tardi a mettere il paese “in isolamento”. Perché non ha reso disponibili da subito i tamponi per mappare lo stato di contagio e prendere immediatamente le misure di contenzione? Sala e Zingaretti in quei giorni prendevano l’aperitivo a Milano nei Navigli.
Come si legge nel portale FNOMCeO dedicato ai nostri colleghi deceduti: “i nomi dei nostri amici, dei nostri colleghi, messi qui nero su bianco, fanno un rumore assordante. Così come fa rumore il numero degli operatori sanitari contagiati, che costituiscono ormai il 10% del totale. Non possiamo più permettere che i nostri medici, i nostri operatori sanitari, siano mandati a combattere a mani nude contro il virus. È una lotta impari, che fa male a noi, fa male ai cittadini, fa male al paese”.
Tutto questo dolore reso più acuto dal fatto che, i nostri morti, non hanno potuto avere un funerale e noi non abbiamo potuto celebrare la Santa Messa e accostarci ai Sacramenti, non abbiamo potuto offrire tutto questo al suo Altare, davanti alla Sua Presenza Reale per trovare conforto, per domandare perdono, per poter mendicare il Suo aiuto e il senso di tutto ciò che ci sta accadendo.
Tranquillamente potevamo fare la fila alla Coop… o comprare le sigarette.



Avvicinandosi il venerdì della Passione mi è tornato in mente il commento dell’allora card. Ratzinger della Crocifissione dell’altare di Isenheim di Matthias Grünewald:
“…l’immagine della Croce più toccante di tutta la cristianità, si trova in un convento di Antoniani, dove venivano curati quelli che erano colpiti dalle terribili epidemie che flagellarono l’Occidente nel tardo Medioevo. Il crocifisso è raffigurato come uno di loro, l’intero suo corpo piagato è coperto dai bubboni della peste, il più oscuro male del tempo Cristo, Dio pativa insieme a loro. Da questa immagine essi sapevano che, proprio grazie alla loro malattia, erano identici a Cristo crocifisso che, colpito anche Lui, si era unito a tutti coloro che nella storia erano stati colpiti dal male, da ogni tipo di male del mondo” Con 369 ospedali sparsi in tutta Europa, gli Antoniani avevano realizzato una rete di soccorso nella quale la Croce di Cristo era assunta come esortazione pratica a cercare Cristo nel sofferente e a sanare il suo corpo ferito: dunque a cambiare il mondo e a fare cessare il dolore… (VENERDÌ SANTO DELLA STORIA: UNO SGUARDO SUL VENTESIMO SECOLO).
E così attendiamo la Santa Pasqua, a Gesù Risorto chiediamo di aumentare la nostra fede.
BUONA PASQUA A TUTTI.

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